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Sostegno ai Comuni

Il primo bilancio di previsione del Consorzio Bim Piave di Treviso venne deliberato nel 1957 ed era costituito da L. 52.829.823 relative al primo riparto, tra sle 6 province interessate, del monte sovracanoni versato dalle societa idroelettriche. Nella seduta del 14 dicembre 1957 venne steso un programma in cui venne stabilito di assegnare a ciascun comune una somma, L. 1.250.000, al fine di finanziare opere a carattere sovracomunale. In realta poi il Consorzio comincia a stanziare i primi fondi a partire dal 1958, una volta registrato, attraverso la Banca d'Italia, il versamento dei sovracanoni pari a L. 52.633.800 (cioè il 21,66% dell'importo totale versato dalla societa idroelettriche).

Nei primissimi anni il Consorzio visse nell'incertezza dell'assegnazione dei fondi in quanto le societa elettriche presentarono diversi ricorsi contro la legge istitutiva dei bacini imbriferi e l'imposizione dei sovracanoni. Il Consorzio quindi si trovo impegnato su due fronti: da una parte per la gestione amministrativa e i primi stanziamenti in favore dei comuni, dall'altra per difendere l'applicazione della legge 959/53 e quindi per sancire l'obbligatorieta del pagamento degli indennizzi ai comuni, sia montani che rivieraschi.

Quella dei sovracanoni fu una vera e propria battaglia sviluppatasi a livello nazionale e la cui vittoria finale, in favore di tutti i comuni, porta la firma del dott. Francesco Fabbri Presidente del Consorzio Bim Piave di Treviso.

La legge 959/53, a causa di una non precisa formulazione, aveva dato origine fin dalla sua pubblicazione alla presentazione in sede giurisdizionale di un notevole numero di ricorsi, alcuni dei quali sostenevano l'incostituzionalita degli articoli 1 e 8 perche il potere accordato al Ministro dei Lavori Pubblici di determinare il perimetro dei bacini imbriferi montani costituiva una potesta impositiva che, eccedendo le facolta del Ministro, avrebbe dovuto essere regolata da legge. L'eccezione di incostituzionalita veniva respinta dalla Corte Costituzionale ma altri numerosi ricorsi ai Tribunali delle Acque sostenevano per vari motivi l'illegittimita dei decreti ministeriali dei bacini imbriferi montani e chiedevano l'annullamento delle ingiunzioni di pagamento dei sovracanoni emesse dal Ministero dei Lavori pubblici su richiesta dei Consorzi Bim e dell'Uncem. In conseguenza di tali ricorsi le Societa idroelettriche si rifiutarono di versare i sovracanoni.

L'Uncem prese l'iniziativa chiedendo di modificare la legge per costringere le Societa in adempienti a vers are i sovracanoni , ma nello stes so tempo la sua azione era volta anche all'esclusione dai benefici dei comuni non classificati montani. I Presidenti dei Consorzi di tutta Italia convenivano nelle proposte dell'Uncem, ad esclusione del dott. Francesco Fabbri che si oppose con tenacia ribadendo in tutte le sedi che la corretta applicazione della legge riguardava le acque pubbliche nel loro complesso ed aveva lo scopo di restituire, sotto forma di sovracanone, la ricchezza costituita per i comuni dei bacini imbriferi e rivieraschi dai corsi d'acqua, ricchezza sottratta con le utilizzazioni elettriche.

L'azione svolta dal Presidente del Consorzio Bim di Treviso ottenne esito positivo ed anche l'Uncem si piego alle sue considerazioni tanto da sottoporre al Ministero dei Lavori Pubblici un documento dove si chiedeva di elaborare la legge 959/53 nel senso che vengano meglio precisati i criteri di delimitazione dei bacini imbriferi montani, in modo da comprendere, agli effetti del pagamento del sovracanone, tutti gli impianti che comunque utilizzano acque del bacino stesso.

Il Parlamento accolse le proposte che divennero uno schema di disegno di legge interpretativo della legge 959/53 e che, con due emendamenti, divenne legge dello Stato il 30 dicembre 1959 n. 1264.

Ma la vicenda non si era conclusa in quanto una inaspettata sentenza del Tribunale Regionale delle Acque Pubbliche di Roma, il 21 luglio 1960, su ricorso prodotto dalla Societa Sade di Venezia contro l'ingiunzione del Ministro dei Lavori Pubblici per il pagamento di una ingente somma relativa alle centrali del Fadalto, dichiarava illegittimo l'atto ministeriale di delimitazione del bacino imbrifero del fiume Piave e dei suoi affluenti e privava di effetto l'ingiunzione ministeriale. I responsabili dei Consorzi Bim ritennero la sentenza contraria allo spirito della legge ed impugnarono il prowedimento. Nel 1962 si giunge ad una transazione con la Sade e le trattative portarono ad un accordo in forza del quale i consorzi provinciali del Bim (Belluno, Treviso, Venezia, Trento, Udine e Bolzano) rinunciavano ad una percentuale (15%) dei sovracanoni relativi alle centrali del Fadalto.

Nel frattempo l'attivita amministrativa del Consorzio, pur se appena avviata, era gia improntata verso una progettualita di sostegno ai comuni che risulto subito importante. Nel 1958 venne approvato il primo programma di investimenti (per 52 milioni), mentre il 1959 fu caratterizzato dalla prudenza derivante dai problemi con le Societa elettriche e venne registrata una mancata riscossione di alcuni sovracanoni Nel 1960 venne approvato un secondo programma di investimenti per complessivi 140 milioni.

Alla fine del 1960 venne stilato un bilancio dei sovracanoni incassati, pari a L.342.206.823; di quest) L. 182.465.000 risultavano gia impiegati nei programmi di investimento degli anni 1958 e 1960 e L. 83.975.100 vennero versati agli enti beneficiari per opere pubbliche gia eseguite.

Le opere finanziate risultavano essere:

Strade L. 96.564.000
Opere igienico-sanitarie L. 37.778.000
Scuole L. 11.816.000
Illuminazione pubblica L. 32.000.000
Opere varie L. 4.307.000


Sempre nel 1960 venne costituito il fondo rotazione prestiti a favore dei comuni consorziati e nello stesso anno l'assegnazione dei sovracanoni a ciascun comune ammonto a 4 milioni. Dalla relazione dell'assemblea consorziale del 25 febbraio 1961, svolta sul primo quadriennio di attivita del Consorzio, si legge: In base all'indicazione della legge i sovracanoni vanno impiegati a beneficio delle popolazioni per il progresso economico e sociale delle stesse. Se il Consorzio avesse seguito strettamente queste indicazioni, sarebbe stato costretto ad impiegare i sovracanoni esclusivamente come interventi infrastrutturali e con incentivi al programma economico. Ma poiche le esigenze dei comuni erano molto impellenti in materia di servizi pubblici e poiche il diritto al sovracanone era controverso non essendo ancora emessa la sentenza della Corte Costituzionale, si prefer) destinare i sovracanoni per opere pubbliche a favore dei comuni o dei consorzi di comuni. Cosi gli interventi riguardano la costruzione o sistemazione di strade, impianti di illuminazione pubblica, acquedotti e scuole.

Nel 1961 prese anche il via un terzo programma di investimenti in opere pubbliche che comprendeva interventi per la viabilita, l'illuminazione pubblica, scuole, acquedotti, opere igienico-sanitarie e acquisto di aree industriali. Nel 1962 il Consorzio delibero un programma triennale e proprio in quell'anno si conclusero le vicende con le Societa elettriche e l'ente poté quindi cominciare a fare i suoi conti su previsioni di spesa basate su entrate certe. Ad ogni comune del Consorzio vennero assegnati, per interventi pubblici previsti dallo statuto, 11 milioni di lire.

I bilanci cominciavano a farsi piu consistenti e il Consorzio pote diversificare la sue azione e programmare meglio il sostegno, economico o come finanziamento indirizzato ad opere specifiche, che intendeva dare ai comuni. Nel 1965 vennero messi a disposizione, per un programma quinquennale, 500 milioni che vennero così assegnati: 340 milioni per opere pubbliche, 100 milioni per integrazione del fondo rotazione prestiti, 60 milioni per interventi diretti del Consorzio per opere di particolare interesse collettivo. Questi ultimi 60 milioni vennero divisi in due: 30 milioni rappresentavano un finanziamento per i comuni di Nervesa della Battaglia, Giavera del Montello, Volpago del Montello e Crocetta del Montello per completare il primo stralcio dei lavori di sistemazione viaria nelle loro zone; altri 30 milioni vennero assegnati, su loro richiesta, ai comuni di Sernaglia della Battaglia, Farra di Soligo, Moriago della Battaglia, Pieve di Soligo, Susegana, Refrontolo, Follina, Miane e Cison di Valmarino per la costruzione di un ospedale a servizio della popolazione dei loro territori.

Notevoli risultavano gli interventi realizzati dalle amministrazioni locali, attraverso i finanziamenti messi a disposizione dal fondo rotazione prestiti (con mutui al 4% per gli ammortamenti in cinque anni e del 5% per gli ammortamenti in dieci anni) del Consorzio Bim Piave che, fino al 1969, si trovo ad aver finanziato le seguenti opere:

Strade 706.100.000

Acquedotti 166.300.000

Scuole e campi sportivi 442.900.000

Illuminazione pubblica 70.000.000

Sedi municipali 262.000.000

Interventi sanitari 67.700.000

Interventi industriali 102.100.000

Interventi idraulici 50.000.000

Fognature 64.000.000

Edilizia economici 20.000.000

In pratica quindi fino al 1969 il Consorzio Bim aveva orientato la sue attivita in due direzioni: gli interventi diretti ed i mutui, il tutto sempre finalizzato ad opere pubbliche di interesse collettivo. I sovracanoni, nei primi dodici anni di reale attivita dell'ente, erano stati la base, con una media di 80 milioni all'anno, su cui era state costruita la programmazione degli interventi permettendo ai comuni di realizzare opere che altrimenti, considerate le ristrettezze del tempo, non avrebbero potuto attuare.

Anche grazie a questo sovracanoni il Consorzio riuscì ad attuare degli interventi diretti che possono essere così ricapitolati:

Lavori stradali L. 541.919.000

Acquedotti L. 125.625.000

Scuole L. 94.483.000

Illuminazione pubblica L. 117.120.000

Sedi municipali L. 16.100.000

Opere sanitarie L. 30.913.000

Incentivi industriali vari L. 26.309.000

Opere idrauliche L. 8.400.000

Fognature L. 2.500.000

Un bilancio del Consorzio Bim Piave di Treviso, prima dell'awio di un progetto che si rivelera determinante per lo sviluppo del territorio oltre che per le finanze dell'ente, con conseguente beneficio di tutti i comuni consorziati, cioe il progetto di metanizzazione, puo quindi dirsi rispettoso delle finalita stabilite dallo statuto, con un programma di interventi finalizzati ad esclusivo beneficio di tutta la comunità.

 
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