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Il progetto di Metanizzazione

Dopo la definizione delle vertenze con le Societa elettriche, e avuta certezza dei fondi che avrebbe avuto costantemente a disposizione, nel 1969 si fece strada all'interno del Consorzio Bim Piave di Treviso l'obiettivo di indirizzare piu concretamente l'attivita dell'ente verso quelli che erano i principi dello statuto. Con questi intenti nel 1969 il Consiglio direttivo, spinto dalle novita nel campo energetico e ambientale e dalla grande intuizione dell'On. Francesco Fabbri, ideatore ed animatore dell'operazione, comincio a prendere in considerazione l'ipotesi di fornire di gas metano per uso domestico ed industriale tutto il territorio del Consorzio.

Si legge nel verbale dell'assemblea tenutasi a Treviso, nella sala del Palazzo della Provincia (che continuava a rimanere la sede delle riunioni oltre che sede legale del Consorzio Bim e che rimase tale fino al 1984 - altre riunioni si tennero anche nella sede dell'Associazione Comuni, in Piazza Pola a Treviso), il 18 ottobre 1969:

Il Presidente (On. Fabbri) osserva che il Consorzio Bim Piave ha deciso di metanizzare il territorio sia per creare una nuova fonte di entrata che, aggiunta ai sovracanoni; aumenterà notevolmente la disponibilità finanziaria dell'ente, sia per il notevole risparmio che le famiglie verranno a conseguire con l'operazione in oggetto ( miglioramento economico delle popolazioni interessate). La validita dell'inixiativa e stata confermata dai dati forniti. (. . . i L'iniziativa del Consorzio Bim Piave di Treviso e sorta perche la Societd Snam, del Gruppo Eni, ha ricevuto l'incarico di portare il gas metano a Belluno e a Longarone entro il 31 dicembre 1971. Nell'assumere questo incarico l'Eni ha rilevato l'interesse a collegare anche alcuni centri industriali della provincia di Treviso per lo sviluppo industriale avuto in questi ultimi anni.

Il primo tracciato del metanodotto per Belluno è stato abbandonato perche la natura dei terreni percorsi non era idonea ad accogliere i manufatti. Il secondo tracciato e molto vantaggioso per il Consorzio perche tocca molti dei comuni posti lungo la sponda sinstra del fiume Piave. Inoltre da questa condotta sarà possibile effettuare le derivazioni per tutti i comuni della sinistra Piave con una spesa inferiore a quella originariamente preventivata. I comuni della Pedemontana del Grappa verranno invece allacciati al metanodotto di Bassano, quelli del Basso Piave direttamente dalla linea principale del met nodotto per Trieste; i comuni infine della parte centrale-destra Piave verranno serviti dalla condotta di Treviso.

Fabbri illustra anche la fase operativa:

L'esecuzione degli impianti dovra essere divisa in tre fasi:

1) Allacciamento immediato dei cinque comuni della zona hassa del Consorzio perche vicini alla condotta principale del metanodotto per Trieste;

2) Costruzione delle reti di distribuzione sulla dorsale Salgareda-Belluno e Pedemontana del Grappa;

3) Allacciamento di tutti gli altri comuni.

Fabbri precisa inoltre che per awiare il programma di metanizzazione, che comporta una ingente spesa di investimenti, tutti i comuni dovranno rinunciare, per cinque anni, al riparto dei sovracanoni

Infine, a sostegno dell'iniziativa, porta i dati della convenienza del passaggio al gas metano:

Per l'uso di cucina del gas c'e una convenienza immediata dato che e prevista una spesa del 60% rtspetto all'attuale.

Diverse invece le considerazioni per il riscaldamento: Sotto il profilo strettamente economico possono competere con il metano solo il gasolio e la nafta, che pero non danno gli altri vantaggi del metarto, come quelli della pulizia e dell'igiene, dato che il metano non fa odore e non lascia depositi o fuliggine, il funzionamento degli apparecchi e completamente silenzioso ed inoltre e un combustibile che non inquina l'atmosfera ed e previsto dalla legge 615 del 13 agosto 1966.

Le basi per il progetto di metanizzazione erano gettate ed ha inizio anche l'opera di divulgazione delle possibilita offerte da questa fonte energetica: il metano e un gas naturale che si estrae dal sottosuolo; e un combustibile ecologico ed e privo dei composti dello zolfo, una delle principali fonti di inquinamento. E anche una fonte energetica significativamente presente nel sottosuolo nazionale. Costa meno di ogni altro combustibile per riscaldamento. Riduce la dipendenza petrolifera dell'Italia. Consente di diminuire l'inquinamento atmosferico.

Lo studio Ing. Fabiani di Milano venne incaricato di predisporre una relazione tecnico economica per la metanizzazione dei comuni del Consorzio Bacino Imbrifero del Piave. Di seguito la premessa riportata nella relazione che lo Studio Fabiani fa pervenire al Consorzio:

La realizzazione da parte dell'Eni di un avanzato programma di distribuzione del gas metano nella Venezia Giulia e la costruzione del metanodotto Mestre-Trieste, pone anche i Comuni del Bacino del Piave nelle condizioni di poter ben presto usufruire di questo pregiato combustibile. Le popolazioni dei centri interessati potranno così beneficiare dei notevoli vantaggi economici e pratici derivanti dall'uso di un combustibile che, per le sue peculiarità fisico-merceologiche, può competere con tutti i combustibili oggi tradizionalmente impiegati (gas in bombola, energia elettrica, carbone, legna, olio combustibile, kerosene, gasolio, ecc.). A favorire l'iniziativa sta il fatto che dopo quasi vent'anni di esperienza nel settore specifico della distribuzione del gas metano per uso civile, si dispone oggi di perfezionate tecniche distributive e di gestione, per cui si possono realizzare reti cittadine, per la erogazione capillare di metano puro, in condizioni di massima sicurezza e funzionalità. Tuttavia, stante l'ubicazione dei vari centri, buona parte dei comuni del Bacino Imbrifero del Piave sarebbero impossibilitati a realizzare singolarmente e direttamente l'impianto a causa del sensibile contributo, a fondo perduto, richiesto dalla Snam per la realizzazione dei metanodotti derivati e cioe per l'installazione delle condotte atte a portare il gas metano alla periferia dei centri da servire. L'incidenza del contributo sarebbe tale da rendere altamente onerosa la realizzazione dell'impianto, ne la Snam potrebbe assumere un diverso atteggiamento, di fronte a singole richieste non coordinate ne programmate. Pertanto l'iniziativa del Consorzio del Bacino Imbrifero del Piave di farsi promotore e fautore della metanizzazione della zona è encomiabile e da assecondare e sostenere in quanto rappresenta la condizione sine qua non per poter realizzare tutti gli impianti, raggiungendo così uno scopo di elevato carattere sociale. Perché è indubbio che, come e avvenuto ed avviene per gli acquedotti e l'energia elettrica, anche la rete di distribuzione del gas metano rappresenta un vero salto di qualità nel progresso della vita civile e sociale. Infatti, mentre fino a vent'anni fa il gas centralizzato era privilegio quasi esclucsivo dei grossi centri abitati, oggi esso e visto come l'essenziale completamento della gamma dei servizi fondamentali diuna comunità veramente emancipata. Solo il Consorzio' per la natura stessa della sua ragione di essere, e in grado di esaminare il problema nel suo insieme e di trattare con la Snam l'entità dei contributi, i programmi prioritari ed i tracciati dei metanodotti alimentatori.

Lo studio Fabiani prese in considerazione tutte le componenti del progetto di metanizzazione: tecniche, economiche, il costo dei singoli impianti, il preventivo di esercizio, il conto economico, le spese per il personale, le tariffe. Significativa la parte riguardante i potenziali utenti:

Le reti cittadine di distribuzione del gas metano nel comprensorio del Consorzio sono destinate ad alimentare le utenze per uso domestico e per il riscaldamento invernale. Tuttavia il metano puo essere utilmente impiegato, oltre che per gli usi privati, anche per il riscaldamento invernale degli edifici pubblici. Altri utenti interessati saranno i panifici, gli esercizi pubblici e le piccole industrie artigiane, sempre che il gas venga loro fornito a tariffa ridotta, rispetto agli usi civili.
La relazione dello studio Fabiani venne successivamente aggiornata, in seguito anche agli incontri con i tecnici della Snam, con un programma di intervento che prevedeva la realizzazione dei metanodotti, interessanti i comuni del Consorzio, così scadenzata:

1) Metanodotto Salgareda-Belluno: la costruzione avra inizio nel 1970 e la messa in funzione sara per la primavera del 1971;

2) Metanodotto Follina-Valdobbiadene: inizio lavori nel 1971, messa in funzione nella primavera 1972;

3) Metanodotto Treviso-Montebelluna: inizio lavori nel 1972, messa in funzione nella primavera del 1973;

4) Metanodotto Bassano-Crespano-Cornuda: inizio lavori nel 1973, messa in funzione nella primavera del 1974.

Venne quindi ipotizzato un programma di metanizzazione per 38 comuni inclusi nel primo studio: entro il 1970 i comuni di Breda di Piave, San Biagio di Callalta, Monastier, Zenson di Piave, Salgareda; entro il 1971 i comuni di Ponte di Piave, Ormelle, Cimadolmo, Mareno di Piave, Santa Lucia di Piave, Susegana, Pieve di Soligo, Refrontolo, Follina, Cison di Valmarino, Farra di Soligo; entro il 1972 i comuni di Miane, Valdobbiadene, Segusino; entro il 1973 i comuni di Maserada sul Piave, Spresiano, Giavera del Montello, Volpago del Montello; entro il 1974 i comuni di Borso del Grappa, Crespano del Grappa, Paderno del Grappa, Possagno, Cavaso del Tomba, Pederobba e Cornuda; rimangono 8 comuni: Revine Lago, Tarzo, Crocetta del Montello, Nervesa della Battaglia, San Pietro di Feletto, Sernaglia della Battaglia, Moriago della Battaglia e Vidor, per i quali vennero previsti, senza ipotizzare date, collegamenti con altre reti di alimentazione o con derivazioni varie.

I tempi prefissati non vennero rispettati, si registrarono ritardi di qualche mese perche i comuni ritardarono ad inviare allo studio Fabiani alcuni elaborati richiesti;

un altro ritardo fu determinato dalla Snam in quanto la societa capogruppo, l'Eni, prese tempo per valutare la realizzazione e le incidenze del metanodotto russo.

Qualche variazione di programma awenne anche per le reti di collegamento con i comuni, ma il progetto ando avant). Il 2 febbraio 1970 venne fissato l'incontro per determinare le quote di allacciamento. Secondo quanto stabilito dal contralto, alla Snam spettava la costruzione della condotta primaria, al Consorzio la rete di distribuzione. Il Bim inoltre avrebbe pagato il contributo di allacciamento fissato dalla Snam. La spesa globale a carico del Consorzio era prevista, nel 1969, in 3 miliardi e l'ente intendeva farvi fronte per 1 miliardo attraverso i proventi derivanti dai sovracanoni per i futuri 10 anni, e per 2 miliardi con i ricavi e gli utili di gestione derivanti dal servizio.

In base a quanto concordato i comuni aderenti non avrebbero avuto alcun onere iniziale per la costruzione degli impianti di distribuzione; avrebbero dovuto invece rimborsarne la spesa con gli utili realizzati dalla gestione. Per le amministrazioni comunali interessate la possibilita di potersi allacciare alla rete del gas metano rappresento una grossa opportunita, ma non tutti colsero immediatamente i vantaggi e fu quindi necessario un lavoro preparatorio per illustrare i lati propizi dell'iniziativa. La situazione energetica incerta e le prospettive che il nuovo servizio poteva offrire, senza oltretutto impegnare particolarmente le casse comunali, convinsero comunque tutti gli amministratori a dare il loro assenso all 'iniziativa.

Dopo diversi incontri il progetto di metanizzazione era in dirittura d'arrivo e venne individuato Monastier, il cui territorio era il piu vicino al metanodotto della Snam, quale comune (pur non tra i 34 consorziati) designato ad inaugurare la serie degli allacciamenti.

 
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I Comuni
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I Comuni
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