Quando il Prefetto della Provincia di Treviso il 3 ottobre
1956, con decreto n.4805/Div. IV, sancì la nascita
del Consorzio obbligatorio fra i Comuni della Marca Trevigiana
facenti parte del Bacino Imbrifero del Piave, nessuno dei
Sindaci o rappresentanti dei 34 Comuni costituitisi immaginava
quale sarebbe stato il cammino futuro della neonata realtà.
Forse nemmeno Francesco Fabbri, che su questa iniziativa aveva
già investito le sue capacità di coagulo amministrativo
e che prospettava per il Consorzio, di cui divenne primo Presidente,
un sicuro sostegno agli enti locali per opere di pubblica
utilità, probabilmente immaginava quale sarebbe stato,
50 anni dopo, l’itinerario progettuale e di sviluppo
di un organismo che aveva appena visto la luce tra tante difficoltà.
In ambito storico, 50 anni non sono molti per un organismo
istituzionale, ma 50 anni sono ricchi di significato se si
riscontra che tale organismo riesce a mettere le radici ed
attuare nei fatti lo sviluppo che la carta statutaria intendeva
promuovere.
Abbiamo sottolineato che sul nascere furono superate tante
difficoltà.
La legge n. 959 del 1953, che pure ha già superato
i 50 anni, istituisce in Italia i Consorzi di Bacino Imbrifero
Montano (BIM), ovvero enti sovracomunali che si costituiscono
laddove vi è utilizzo, per la produzione di energia
elettrica, delle risorse idriche del territorio.
La legge 959 prevedendo “norme modificatrici del testo
unico delle leggi sulle acque e sugli impianti idrici”,
riconosceva ai Comuni appartenenti a un bacino imbrifero l’indennizzo
per lo sfruttamento delle acque. Il concetto di bacino imbrifero
si spostava dalla presenza del comune rivierasco a quella
dei Comuni di una vallata.
Le popolazioni che risiedono nella vallata diventano il soggetto
titolare del diritto a partecipare ai proventi della risorsa.
Il legislatore ritiene che il Comune singolo nella sua specificità
non è più idoneo a gestire le risorse, introducendo
così l’istituto di un apposito organismo obbligatorio,
il Consorzio BIM – associativo dei Comuni ricompresi
in una apposita delimitazione di bacino approvata dal Ministero
dei Lavori Pubblici.
Sulla delimitazione dei bacini ci fu una lunga discussione
legata ai confini territoriali degli stessi; il Consiglio
Superiore dei Lavori Pubblici stabilì che il Bacino
Imbrifero si ferma fino a una certa quota: per certe zone
500 metri sul livello del mare, per altre 300 metri sul livello
del mare.
Questo comportava di fatto che nell’ambito stesso di
una vallata, quindi nell’ambito di un bacino imbrifero
nella sua complessità, alcuni territori venissero esclusi
dalle quote.
La prima ipotesi di delimitazione per la nostra vallata risultava
penalizzante perché diversi territori di Comuni non
erano stati presi in considerazione; c’è voluta
la caparbietà del sen. Fabbri, che si fece interprete
dei diritti delle nostre popolazioni, per convincere il Ministero
dei LL.PP. che i criteri fissati dal Consiglio Superiore dei
Lavori pubblici, andavano adattati alla reale situazione geo-morfologica
della zona per definire l’entità fisica del perimetro
imbrifero montano.
Nel dicembre del 1954 l’ambito del nostro bacino venne
delimitato ed approvato nell’entità fisica che
oggi ci ritroviamo, comprendendo i 34 Comuni , 16 definiti
montani o collinari e 18 rivieraschi.
L’Ufficio del Genio Civile di Treviso con nota 21 aprile
1955 partecipava ai Comuni interessati la delimitazione del
perimetro del bacino imbrifero del Piave – avvenuto
con Decreto ministeriale 14 dicembre 1954 n.7022 e fissava-
ai Comuni stessi - il termine del 30 giugno 1955 per presentare
alla Prefettura di Treviso la domanda per la costituzione
del Consorzio obbligatorio in base all’art. 1 della
legge 959/1953.
Tutti i Comuni si attivarono e presentarono la domanda alla
Prefettura con riserva di presentare entro il 31 dicembre
1955 lo schema di statuto approvato da ogni singolo Consiglio
Comunale.
Il secondo semestre del 1955 e buona parte del 1956 furono
per Francesco Fabbri, periodi di intensa attività e
di opera di persuasione a che i Comuni deliberassero la costituzione
del Consorzio ed approvassero lo Statuto.
I Comuni si unirono e con spirito di solidarietà deliberarono
in Consiglio Comunale l’adesione e l’approvazione
dello Statuto.
Va in questa sede riconosciuto all’on. Fabbri la lungimiranza
e tutto il merito e la gratitudine per la tenacia ed il lavoro
svolto che dotò la nostra zona di uno strumento di
sviluppo e di propulsione economica mai venuto meno.
Come ricordato, il Prefetto di Treviso – dr. Mario Castellucci
-il 3 ottobre del 1956 decretava la costituzione del Consorzio
obbligatorio tra i Comuni compresi nel Bacino Imbrifero Montano
del Piave in conformità alle norme contenute nello
Statuto approvato da tutti i Comuni associati.
La partenza operativa fu incerta perché da subito –
i primi introiti per sovracanoni si verificarono nel 1958,
vi fu un periodo di incertezza sull’assegnazione dei
fondi in quanto le società elettriche presentarono
diversi ricorsi contro la legge istitutiva dei bacini imbriferi
e l’imposizione dei sovracanoni.
Anche questa vicenda fu una vera e propria battaglia sviluppatasi
a livello nazionale e la cui vittoria finale, in favore di
tutti i Comuni, va ascritta ancora una volta a Francesco Fabbri.
L’attività amministrativa del Consorzio si consolida
nel 1958 ed assume la prerogativa di sostegno ai Comuni. Venivano
approvati dei programmi di investimenti annuali ed i fondi
venivano versati ai Comuni beneficiari per opere pubbliche
quali strade, opere igienico-sanitarie, scuole,illuminazione
pubblica, etc.
Nel 1960 venne costituito il fondo “rotazione prestiti,
a favore dei Comuni consorziati, il cui impianto è
ancora oggi operante.
Fino al 1969 in pratica il Consorzio aveva orientato la sua
attività in due direzioni: gli interventi diretti ed
i mutui, il tutto sempre finalizzato ad opere pubbliche di
interesse collettivo.
Si può dire che in questo primo periodo di avvio le
attività sono state rispettose delle finalità
stabilite dallo statuto ed i programmi di intervento finalizzati
all’esclusivo beneficio di tutta la comunità.
Verso la fine del 1969, l’on. Fabbri, con grande intuizione,
si fece promotore dell’operazione di dotare il territorio
del Consorzio della metanizzazione per uso domestico ed industriale.
Aveva sfruttato l’iniziativa della SNAM del Gruppo ENI
che si era impegnata di portare il gas metano a Belluno e
Longarone, entro il 31 dicembre 1971, e che vedeva molti Comuni
del Consorzio, posti lungo la sponda del fiume Piave interessati
al percorso dei manufatti del metanodotto, per ottenere dalla
SNAM stessa l’interesse a collegare i centri lungo la
dorsale Salgareda-Belluno.
Venne ipotizzato un programma di metanizzazione che prevedeva
fasi diverse di realizzazione con quattro linee di sviluppo
: metanodotto Salgareda Belluno; metanodotto Follina-Valdobbiadene,
metanodotto Treviso- Montebelluna e metanodotto Bassano-Crespano-
Cornuda.
Dai programmi alla realizzazione con una apertura anche ai
Comuni non associati che venivano a trovarsi interessati per
il passaggio della dorsale della SNAM; un fatto questo strategico
per lo sviluppo del Consorzio. Il primo Comune metanizzato
fu infatti Monastier –più vicino al metanodotto
SNAM- che però non era consorziato.
I Comuni sia che fossero associati , sia quelli esterni, aderenti
tramite convenzione, fin dall’origine non hanno dovuto
sostenere alcun onere, in quanto la costruzione degli impianti
di distribuzione sono stati sostenuti dal Consorzio con i
proventi derivanti dai sovracanoni, impegnati per 10 anni
consecutivi, in quanto dalla programmazione emergeva che dopo
il decimo anno i ricavi e gli utili di gestione avrebbero
permesso il finanziamento della gestione e dell’incremento
degli impianti.
Questa situazione che non vedeva il Comune impegnare le proprie
casse, per la verità senza disponibilità, portò
Fabbri a convincere gli amministratori dei Comuni a dare il
loro assenso
Lo sviluppo fu celere e già alla fine del 1973 erano
costruiti e in funzione gli impianti di distribuzione in 12
Comuni con una spesa di oltre 4 miliardi di lire.Nel 1976
i Comuni metanizzati erano 26 e di questi 10 non appartenevano
ai consorziati.
Nel 1977 la SNAM bloccò lo sviluppo del Consorzio per
la impossibilità di ampliare le forniture di gas per
mancanza di materia prima.
Nonostante questa difficoltà il Consorzio continuò
i lavori concentrando i propri sforzi verso 12 località
di altrettanti Comuni.
In questo periodo –il sen. Fabbri risultava ammalato
ed il 20 gennaio 1977 cessò di vivere. Fu una grande
perdita per il Consorzio, per il Quartier del Piave, per la
provincia di Treviso, per la Regione Veneto, per la Nazione
(alla data della morte rivestiva la carica di Ministro della
Marina Mercantile).
Dopo un periodo di transizione guidato dal comm. Gionco, nel
1978 veniva eletto Presidente del Consorzio l’on. Marino
Corder. L’opera di espansione prendeva una accelerazione
notevole se si pensa che ai 16 Comuni esterni al Consorzio,
convenzionati al 1977, si aggiunsero altri 42 Comuni e di
questi 10 fuori Provincia.
La gestione imprenditoriale del servizio del gas che imponeva
modi e sistemi privatistici mal si conciliava con la conduzione
pubblicistica del Consorzio, legata a vincoli e norme restrittive,
in particolar modo per il personale, ancorato al contratto
di lavoro degli enti locali. L’on. Corder di fronte
a questa situazione , prima pensando di ricorrere alla municipalizzazione
del servizio in forma consortile, non realizzata perché
i vari decreti Stammati dell’epoca sulla finanza pubblica,
vietavano la nascita di nuove aziende, superò nel 1981
l’ostacolo con l’istituzione della Società
di Gestione Servizi Comunali Srl, partecipata dal Consorzio
e per minime quote da alcuni Comuni. Con un contratto di appalto
furono attribuite alcune funzioni di gestione alla Società
e furono trasferiti tutti i dipendenti, tranne il Segretario.
La gestione privatistica della Società riuscì
a dare quelle risposte operative che il Consorzio tra i vincoli
della Legge Comunale e Provinciale non riusciva a garantire.
La consistenza dell’attività e lo sviluppo aziendale
portò Corder a programmare e realizzare la nuova sede
operativa del BIM in Pieve di Soligo. Sarà inaugurata
nel 1984 dall’on. Oscar Luigi Scalfaro, allora Ministro
degli Interni.
Le utenze, man mano che il programma di metanizzazione veniva
attuato, crescevano di anno in anno, particolarmente nell’uso
domestico del gas, perché le grosse utenze industriali
risultavano servite direttamente dalla SNAM.
La metanizzazione come iniziativa rispondeva in pieno ai principi
della legge n.959/1953 che voleva i sovracanoni impiegati
per il progresso economico e sociale.
I Comuni beneficiari erano infatti tutti decentrati nonché
di medie e piccole dimensioni e autonomamente con difficoltà
sarebbero riusciti ad ottenere il servizio.
L’opera del BIM, benché principalmente incentrata
sulla metanizzazione, riusciva anche a fornire un servizio
completamente a favore dei Comuni consorziati: la concessione
di prestiti per la realizzazione di opere pubbliche, purchè
rientranti fra quelle previste dallo statuto consorziale.
Il tasso sempre favorevole rispetto al mercato contribuiva
al ricorso sistematico al fondo di rotazione da parte dei
Comuni.
Mentre l’attività del Consorzio si era consolidata
e la costruzione degli impianti raggiungeva i territori di
tutti i Comuni consorziati e convenzionati, l’on. Corder
colpito da una malattia protrattasi nel tempo, il 15 febbraio
1988 si spense.
Vi fu un nuovo periodo di transizione guidato dal Vice Presidente
comm. Carraro e nel 1989 veniva chiamata alla Presidenza Teresa
FABBRI, sorella di Francesco.
Sempre nel 1989, per raggiunti limiti di età, veniva
posto in quiescenza il Segretario Luigi Toniolo – una
figura importante per il consorzio, dotato di spiccate doti
manageriali, che riuscì ad imprimere nel corso degli
anni una organizzazione ed operatività capaci di tradurre
in interventi e realizzazioni gli indirizzi e le scelte degli
Amministratori.
A Toniolo, dopo un breve periodo di supplenza del Segretario
di Valdobbiadene Alvino, succedeva l’attuale Segretario
Orazio Scardellato.
Le elezione del 1990 portarono alla Presidenza il dr. Mario
Caramel, imprimendo una ventata di gioventù con una
forte impronta di professionalità ed apertura alle
nuove e mutate esigenze dei Comuni in termini di servizi,
con un coinvolgimento globale di tutte le forze politiche
presenti, superando appartenenze partitiche e schieramenti
spesso preconcetti.
Fu rinnovato anche il Consiglio di Amministrazione della Società
di Gestione, chiamando a Presidente, in sostituzione dell’avv,
Schileo l’ing. Roberto Tonellato.
Il Presidente Caramel si trovò subito di fronte la
nuova legge sulle autonomie locali (142 del 1990), che sui
servizi locali introduceva alcune innovazioni, ed iniziò
una rivisitazione dello statuto consorziale, cercando di introdurre
strumenti operativi che recuperassero le funzioni che l’attività
imprenditoriale del Consorzio non potè assumere a suo
tempo in presenza del blocco delle nuove Aziende Speciali.
Il dr. Caramel affrontò proprio questa rivisitazione
ed introdusse nel nuovo statuto:
• La modifica della rappresentanza dei Comuni nel Consorzio,
portando a componenti dell’Assemblea direttamente i
Sindaci o loro delegati, superando così la precedente
presenza nella stessa di rappresentanti dei Consigli Comunali;
• La riorganizzazione delle funzioni del Consorzio in
relazione a quella, venuta meno, di sussidiarietà della
Società di gestione;
• La normativa dell’impresa di gestione di servizi
pubblici locali.
La complessità e non facile identificazione sul piano
giuridico dei Consorzi BIM, portò il Co.Re.Co. a stralciare
quest’ultima parte modificata dello Statuto che introduceva
soprattutto nella gestione del personale la normativa delle
imprese di gestione dei servizi pubblici locali.
Sfiduciato ed amareggiato per questa decisone del Co.Re.Co.,
pur avendo tracciato la strada da percorrere e stabilito i
ruoli del Consorzio e della Società, il dr. Caramel
diede le dimissioni da Presidente.
Il successivo ricorso al TAR e la sua decisione intesa a non
riconoscere al BIM di essere soggetto di servizi pubblici
locali, rischiava di mettere veramente in crisi il molto lavoro
già fatto nel tempo ed i servizi già in atto
in diversi campi che per i Comuni consorziati e convenzionati
e per quelli esterni alla sua zona, quali, oltre il gas, il
servizio calore, il progetto tributi correlato alla cartografia,
la bollettazione acquedotti, etc.; tutti servizi effettivi
improntati a tecnologie avanzate ed a costi contenuti e vantaggiosi
per i Comuni stessi.
A Caramel succedette Renato Mattiuzzo, una Presidenza caratterizzata
dal grande cambiamento per esigenze giuridiche e che portò
allo scorporo dei servizi imprenditoriali, metanizzazione
e fornitura calore, dal Consorzio al nuovo Ente –Azienda
Speciale Consorziale del Piave.
I Consigli comunali dei 34 Comuni consorziati sono stati chiamati
ad approvare lo schema di convenzione e lo Statuto per costituire
la nuova Azienda che supplisce la gestione delle attività
di natura economica imprenditoriale che di fatto erano da
sempre svolte dal Consorzio.
E’ stata una scelta obbligata in presenza di limitati
termini temporali di intervento per poter beneficiare delle
agevolazioni fiscali previste da una normativa che fissava
il termine ultimo nel 30 giugno 1996.
L’Assemblea consorziale aveva approfondito con un acceso
dibattito la soluzione sul tipo di forma giuridica da scegliere;
la soluzione è stata quella dell’Azienda Speciale
Consorziale, affrontando anche la forma della SPA, ritenuta
non percorribile in quella fase, ma non preclusa in futuro.
Alla nuova Azienda furono riversate risorse e proventi attraverso
una operazione giuridico-economica in presenza della coincidenza
degli stessi soggetti in ambedue le realtà consorziali.
Il primo periodo amministrativo vedeva, infatti, gli stessi
membri sia nel Consiglio direttivo del Consorzio che nel Consiglio
di Amministrazione dell’Azienda.
La soluzione intrapresa, oltre che risolvere il problema giuridico,
ha attraverso l’operazione di scorporo, salvaguardati
i diritti di ciascun Comune ed ha garantito i diritti acquisiti
del personale della Società di Gestione Servizi Comunali.
La fotografia tecnico- economica e giuridica del BIM al giugno
1996, immediatamente prima della cessione di tutte le attività
imprenditoriali all’Azienda Speciale, riscontrava:
• 92 Comuni metanizzati: 82 Comuni in Provincia di Treviso,
4 in Provincia di Venezia, 3 in Provincia di Belluno e 3 in
Provincia di Pordenone, ben oltre perciò l’ambito
dei 34 Comuni consorziati;
• oltre 105.000 utenti serviti;
• 308 milioni di metri cubi anno di gas erogati;
• 112 dipendenti;
• quasi 230.000 ettari di territorio raggiunto dalle
reti;
• 3.000 kilometri di condotte interrate;
• una popolazione servita di circa 550.000 abitanti.
La costituzione della nuova Azienda, avvenuta con atto del
notaio Imparato di Asolo in data 28 giugno 1996, segnava l’arrivo
di una tappa importante: 40 anni del Consorzio e 25 anni di
metanizzazione. Una tappa che metteva in risalto un aspetto
del passato e cioè il grande intuito di associare i
Comuni e di individuare nel servizio di distribuzione e gestione
del gas metano un importante fatto di sviluppo sociale ed
economico per tutti i Comuni interessati.
La manifestazione dei 40 anni di attività e 25 di metanizzazione
fu celebrata a Treviso nella sala Marton della Provincia il
31 ottobre 1997.
Una attenta valutazione va fatta a questo punto. La nuova
Azienda, per scelta voluta, riparte rafforzata sul piano giuridico
con una grande apertura sul cammino futuro, perché
statutariamente prevede, accanto ai 34 Comuni associati, l’ingresso
successivo dei tanti Comuni convenzionati.
Con una operazione tecnico-economico- giuridica di grande
impegno è stato promosso e concretizzato il coinvolgimento
di tutti i Comuni convenzionati per l’ingresso nell’Azienda
speciale, attribuendo ad ognuno la quota di partecipazione
quantificata in base al valore degli impianti esistenti su
ogni singolo territorio, valorizzato ed attualizzato in relazione
al periodo di convenzione ancora vigente.
Con diversi atti integrativi a quello di costituzione fra
il 1998 ed il 1999, tutti i 58 Comuni convenzionati si sono
aggiunti ai 34 originari.
L’operazione ebbe esito favorevole anche perché
fu gratuita per tutti i Comuni.
Nel 2000 le strade del Consorzio e dell’Azienda Speciale
si differenziano con Consigli di Amministrazione autonomi.
L’Azienda costituita dai 92 Sindaci o delegati dei Comuni
soci, portò alla Presidenza il dr. Gildo Salton, che
iniziò una operazione di allargamento territoriale
con l’acquisizione di tante Società del gas:
Val d’Astico gas Spa e Veneta Gestione Servizi Pubblici
Spa,con operatività nei Comuni di Vicenza, Padova e
Treviso; Norditalia gas Spa che comprendeva Comuni del Pordenonese
e del Veneziano; Tecnometan SPA che interessava Comuni del
Padovano; Ergas srl in territorio di Rovigo; Gestione Servizi
Pubblici Spa che interessava Comuni delle Province di Varese,
Piacenza,Como e Milano; Metanotezze Srl con operatività
in Provincia di Treviso, Vicenza e Padova e che trasformò
l’Azienda Speciale Consorziale in ASCOPIAVE Spa –
atto del notaio Imparato in data 27.12.2001.
Nella trasformazione in Spa risulta acquisito anche il Comune
di Castelfranco Veneto che diventa socio.
La storia recente di ASCOPIAVE, meglio del Gruppo ASCOPIAVE
ed il suo processo di crescita meriterebbero ulteriori approfondimenti,
ma invaderemo spazi e campi che ci legano come “madre”
di un patrimonio genetico accumulato negli anni, ma che ha
un suo ambito ben distinto ed autonomo.
Il Consorzio relegato alle attività istituzionali previste
nello Statuto, portò alla Presidenza l’ eclettico
Giorgio Bin fino al 2004 e successivamente alla Presidenza
di Narciso Vardanega.
Alla sempre presente gestione del fondo di rotazione per soddisfare
le esigenze nel campo delle opere pubbliche dei Comuni, l’attività
del Consorzio si era indirizzata da tempo nel campo culturale:
• il concorso “Uomo,energia e ambiente”
dedicato alla memoria di Francesco Fabbri, nato come prima
edizione nel 1994-1995 – ha negli anni registrato un
grande interesse di studenti e di scuole (elementari e medie)
con lavori di alta qualità, ricchi di documentazione
e originali nella composizione. Siamo giunti alla 13°
edizione ed il Consorzio proseguirà in questo impegno.
La regia del concorso è curata dall’origine dal
prof. Danilo Gasparini e che annualmente dà nuovo impulso
alle varie tematiche con suggerimenti e spunti tali da creare
interesse per riflessioni su inestimabili patrimoni essenziali
alla qualità della nostra vita. Annualmente partecipano
più di trecento alunni.
• Il progetto biblioteche trevigiane realizzato con
la Provincia di Treviso che ha permesso l’informatizzazione
del sistema bibliotecario provinciale e l’istituzione
di un unico catalogo provinciale che messo in rete permette
all’utente di conoscere la dotazione libraria di ogni
biblioteca e di fare eventuali richieste di prestiti. L’impegno
in questo campo è annuo per lo sviluppo del sistema.
• Fondazione Francesco Fabbri – il Consorzio nel
2003 si è fatto promotore assieme alle sorelle della
costituzione della Fondazione, per ricordare e onorare Francesco,
fondatore e primo Presidente del Consorzio,e tramandarne l‘alta
testimonianza di uomo politico ed il suo grande costante impegno
per lo sviluppo sociale, economico e culturale della collettività
nazionale. Dopo la quota di partecipazione iniziale, annualmente
viene dato un supporto finanziario alla Fondazione.
• Inofmatizzazione delle Scuole dei Comuni consorziati:
Nel 2002 fu realizzata l’iniziativa della realizzazione
di 34 laboratori informatici e linguistici in 34 Scuole elementari
dei Comuni Consorziati con una spesa di circa 400milioni di
vecchie lire. E’ nota la carenza di fondi e di mezzi
delle scuole dei nostri Comuni. E’ stata una esperienza
ben riuscita che ha permesso concretamente di creare un sostegno
didattico scolastico ben gradito dal mondo della scuola.
• Web in classe –sulla scia del progetto di informatizzazione,
nel corso del 2005 il Consorzio – dopo una indagine
predisposta in collaborazione con le Scuole – ha definito
i dettagli del progetto “WEB in Classe” che prevede
di assicurare , nelle scuole elementari e medie (106 plessi
scolastici) dei 34 Comuni consorziati, un servizio di rete
di collegamento ad Internet, completa degli strumenti di navigazione
sicura e di posta elettronica per ogni plesso scolastico,
a servizio anche delle esigenze di carattere amministrativo.
In pratica si tratta della realizzazione di una rete telematica
con precise peculiarità: sicurezza di utilizzo a livello
di contenuti Web e di gestione delle stazioni; standard tecnologico
di funzionamento nativo in WEB (navigazione, posta elettronica)
in forma centralizzata; gestione centralizzata del servizio
in un sistema “Data Center” , per l’ottimizzazione
delle attività e la riduzione dei costi; beneficio
per le scuole per il progressivo azzeramento delle attività
di installazione e manutenzione – e relativi costi per
le scuole – sui sistemi periferici con l’adozione
di stazioni diskless; garanzia per tutti i Comuni di un servizio
base di collegamento, a partire da quelli con situazioni “più
sfortunate” relativamente alla banda larga (ISDN), con
l’adozione di uno strumento di ottimizzazione delle
prestazioni di collegamento; adozione di un piano degli interventi
con la priorità di servizio per le scuole medie, suddiviso
in due lotti principali; previsione delle garanzie di manutenzione,
per tutte le sedi ed i dispositivi. Modularità della
soluzione per i canali di comunicazione. La rete di collegamento
prevede vari canali di comunicazione: fibra ottica, ADSL,
HDSL e anche IDSN e ne potrà includere ulteriori e
nuovi in ragione della loro disponibilità e convenienza
economica: il mercato in questo settore è in continuo
movimento (WIFI, ad esempio).
La definizione dei vari contenuti tecnologici del progetto
è stata effettuata con il ricorso ad una concertazione
con due primari soggetti: ASCOTLC per tutta la parte dei servizi
centralizzati in “data center”, collegamento primario
via Internet e collegamento in fibra ottica di alcune scuole
; TELECOM ITALIA per la realizzazione di un’infrastruttura
generale che potesse garantire la massima sicurezza –
standard MPLSS – e la gestione dei vari canali disponibili.
La realizzazione del progetto viene affrontata con due lotti:
- il primo che prevede l’intervento in 62 plessi scolastici
(28 scuole medie e 34 scuole elementari), già in fase
di ultimazione;
- il secondo che prevede l’intervento nei rimanenti
44 plessi elementari e che partirà in coda al primo
( si prevede verso novembre prossimo).
Il costo dei due lotti si aggira per l’investimento
in circa € 300.000,00, mentre per l’abbonamento
e manutenzione il costo annuo sarà definito in base
alle varie situazioni di collegamento.
Il Consorzio, consapevole del ruolo che ha sempre profuso
per la cultura ed in particolare per il mondo della scuole,
sta facendo un sforzo economico notevole.
• Il nuovo impegno nella produzione di energia fotovoltaica
e nel campo delle energie rinnovabili. Il Consorzio, nella
scia della sua evoluzione storica nel campo dei servizi ai
Comuni, ha da qualche anno, intrapreso l’iniziativa
di sviluppare, assieme ad un partner tecnico, una tecnologia
ed una soluzione che partendo dalla tettoia di ricovero di
autoveicoli nei parcheggi di proprietà dei Comuni,
consente di realizzare un dispositivo integrato e ingegnerizzato
su basi assolutamente standard di facile collocazione presso
qualunque area messa a disposizione dai Comuni per la produzione
di energia elettrica mediante conversione fotovoltaica dalla
fonte solare. I primi prototipi sono stati realizzati in Pederobba,
e Spresiano,
La sperimentazione della costruzione di un micogeneratore
come una unità produttiva autonoma e svincolata dalle
condizioni di installazione è stata la base della realizzazione
del progetto “Elianto 1923” ed è la sfida
verso una nuova tecnologia fotovoltaica per contribuire alla
riduzione dell’inquinamento ambientale. Il risparmio
nella produzione di gas ad effetto serra costituito dal sistema
“Elianto” è ben sintetizzato dal suo nome
“Elianto 1923” laddove il numero non indica una
data, ma il numero di alberi che sarebbe necessario avere
per assorbire l’anidride carbonica sviluppata da un
sistema di uguale produttività energetica basato su
combustibili fossili. Tale caratteristica è ovviamente
comune a tutti i sistemi fotovolatici, ma la grande compattezza
offerta dal sistema ad inseguimento “Elianto”
rende visivamente facile il paragone tra le dimensioni di
una piccola foresta di 1.920 alberi e i 160 mq. occupati da
un sistema del genere.
Il Consorzio in questa iniziativa ha assunto la veste di promotore
di produzione di energia rinnovabile con l’intenzione
di generare una opportunità anche economica di sviluppo
del proprio territorio in relazione al risparmio energetico
tradizionale ed allo sfruttamento di risorse naturali con
tecnologie innovative e con una gestione organizzata attraverso
la neonata società controllata BIM PIAVE nuove energie
srl. Si ripete in piccolo l’iniziativa della metanizzazione.
Sia gli impianti di Pederobba e Spresiano che quelli in corso
di realizzazione nei Comuni di San Biagio di Callalta, Breda
di Piave, Maserada sul Piave, Santa Lucia di Piave, Pieve
di Soligo, Sernaglia della Battaglia e Giavera del Montello,
godono dell’incentivazione della produzione di energia
elettrica mediante conversione fotovoltaica della fonte solare
ovvero il “conto energia”
L’iniziativa è seguita dall’ENEA in base
ad una convenzione di collaborazione.
L’attività economica svolta dalla nuova Società
è permessa dall’impiego di una parte dei sovracanoni
che costituisce il volano per introdursi nel campo delle energie
rinnovabili. I programmi della nuova Società sono ambiziosi
in relazione alle tante opportunità che il mercato
offre e rispondono in concreto alla lotta all’inquinamento
atmosferico ed al contenimento dei consumi energetici, sia
con iniziative legate all’utilizzo delle fonti rinnovabili
e di soluzioni come la cogenerazione ed il teleriscaldamento.
Ci auguriamo che il prossimo anniversario del Consorzio possa
attestare che questa iniziativa si è sviluppata e consolidata
mutuando l’esperienza del metano.
- I rapporti con Federbim: Il sen. Fabbri – dopo aver
lavorato all’interno dell’UNCEM – verso
la fine degli anni 50- per la definizione dei sovracanoni
fu nel 1962 uno dei promotori e fondatori della volontaria
costituzione della Federazione dei Consorzi B.I.M., oggi presieduta
dal dr. Mensi.
Negli ultimi anni la Federazione ha avuto un radicale rinnovo
di uomini ed idee e abbiamo seguito con attenzione l’attività
promossa, partecipando direttamente all’attività
associativa con nostri rappresentanti. E’ importante
essere partecipi delle proposte e tematiche in discussione
e far si che gli interessi dei Consorzi si sommino e le forze
si moltiplichino, per un giusto ideale e per rivendicare diritti
e risorse da valorizzare. La consapevolezza della significativa
rappresentanza territoriale che i Consorzi BIM hanno sempre
assunto e gli specifici interessi delle Comunità locali,
vanno sempre ribaditi, curati e tutelati.
In conclusione di questa rassegna storica della vita del
Consorzio non si può non ritornare sul grande merito
di Francesco Fabbri che ideò ed avviò la realtà
che oggi noi abbiamo ereditato, nelle sue evoluzioni di
ammodernamento, ampliamento e miglioramento dei servizi,
sia un atto doveroso ed una attenzione che va sempre testimoniata
e che non va mai dimenticata.
Con Lui vanno ricordati la perseveranza ed il senso di responsabilità
di tanti Presidenti ed amministratori, quelli che ci hanno
lasciato e quelli che oggi sono qui presenti, che si sono
succeduti nell’amministrazione del Consorzio e della
Società di Gestione e la laboriosità, la professionalità
ed efficienza di tante risorse umane – direttori,
dirigenti, impiegati e tecnici – impegnate in una
attività che via, via ha portato alla realtà
che oggi abbiamo passato in rassegna e che costituisce grande
rilievo sia a livello provinciale che regionale e che ha
impresso un consolidamento dello sviluppo economico e sociale
delle nostre zone in una prerogativa di base: la solidarietà
fra Comuni.
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