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Quando il Prefetto della Provincia di Treviso il 3 ottobre 1956, con decreto n.4805/Div. IV, sancì la nascita del Consorzio obbligatorio fra i Comuni della Marca Trevigiana facenti parte del Bacino Imbrifero del Piave, nessuno dei Sindaci o rappresentanti dei 34 Comuni costituitisi immaginava quale sarebbe stato il cammino futuro della neonata realtà.
Forse nemmeno Francesco Fabbri, che su questa iniziativa aveva già investito le sue capacità di coagulo amministrativo e che prospettava per il Consorzio, di cui divenne primo Presidente, un sicuro sostegno agli enti locali per opere di pubblica utilità, probabilmente immaginava quale sarebbe stato, 50 anni dopo, l’itinerario progettuale e di sviluppo di un organismo che aveva appena visto la luce tra tante difficoltà.
In ambito storico, 50 anni non sono molti per un organismo istituzionale, ma 50 anni sono ricchi di significato se si riscontra che tale organismo riesce a mettere le radici ed attuare nei fatti lo sviluppo che la carta statutaria intendeva promuovere.
Abbiamo sottolineato che sul nascere furono superate tante difficoltà.
La legge n. 959 del 1953, che pure ha già superato i 50 anni, istituisce in Italia i Consorzi di Bacino Imbrifero Montano (BIM), ovvero enti sovracomunali che si costituiscono laddove vi è utilizzo, per la produzione di energia elettrica, delle risorse idriche del territorio.
La legge 959 prevedendo “norme modificatrici del testo unico delle leggi sulle acque e sugli impianti idrici”, riconosceva ai Comuni appartenenti a un bacino imbrifero l’indennizzo per lo sfruttamento delle acque. Il concetto di bacino imbrifero si spostava dalla presenza del comune rivierasco a quella dei Comuni di una vallata.
Le popolazioni che risiedono nella vallata diventano il soggetto titolare del diritto a partecipare ai proventi della risorsa.
Il legislatore ritiene che il Comune singolo nella sua specificità non è più idoneo a gestire le risorse, introducendo così l’istituto di un apposito organismo obbligatorio, il Consorzio BIM – associativo dei Comuni ricompresi in una apposita delimitazione di bacino approvata dal Ministero dei Lavori Pubblici.
Sulla delimitazione dei bacini ci fu una lunga discussione legata ai confini territoriali degli stessi; il Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici stabilì che il Bacino Imbrifero si ferma fino a una certa quota: per certe zone 500 metri sul livello del mare, per altre 300 metri sul livello del mare.
Questo comportava di fatto che nell’ambito stesso di una vallata, quindi nell’ambito di un bacino imbrifero nella sua complessità, alcuni territori venissero esclusi dalle quote.
La prima ipotesi di delimitazione per la nostra vallata risultava penalizzante perché diversi territori di Comuni non erano stati presi in considerazione; c’è voluta la caparbietà del sen. Fabbri, che si fece interprete dei diritti delle nostre popolazioni, per convincere il Ministero dei LL.PP. che i criteri fissati dal Consiglio Superiore dei Lavori pubblici, andavano adattati alla reale situazione geo-morfologica della zona per definire l’entità fisica del perimetro imbrifero montano.
Nel dicembre del 1954 l’ambito del nostro bacino venne delimitato ed approvato nell’entità fisica che oggi ci ritroviamo, comprendendo i 34 Comuni , 16 definiti montani o collinari e 18 rivieraschi.
L’Ufficio del Genio Civile di Treviso con nota 21 aprile 1955 partecipava ai Comuni interessati la delimitazione del perimetro del bacino imbrifero del Piave – avvenuto con Decreto ministeriale 14 dicembre 1954 n.7022 e fissava- ai Comuni stessi - il termine del 30 giugno 1955 per presentare alla Prefettura di Treviso la domanda per la costituzione del Consorzio obbligatorio in base all’art. 1 della legge 959/1953.
Tutti i Comuni si attivarono e presentarono la domanda alla Prefettura con riserva di presentare entro il 31 dicembre 1955 lo schema di statuto approvato da ogni singolo Consiglio Comunale.
Il secondo semestre del 1955 e buona parte del 1956 furono per Francesco Fabbri, periodi di intensa attività e di opera di persuasione a che i Comuni deliberassero la costituzione del Consorzio ed approvassero lo Statuto.
I Comuni si unirono e con spirito di solidarietà deliberarono in Consiglio Comunale l’adesione e l’approvazione dello Statuto.
Va in questa sede riconosciuto all’on. Fabbri la lungimiranza e tutto il merito e la gratitudine per la tenacia ed il lavoro svolto che dotò la nostra zona di uno strumento di sviluppo e di propulsione economica mai venuto meno.
Come ricordato, il Prefetto di Treviso – dr. Mario Castellucci -il 3 ottobre del 1956 decretava la costituzione del Consorzio obbligatorio tra i Comuni compresi nel Bacino Imbrifero Montano del Piave in conformità alle norme contenute nello Statuto approvato da tutti i Comuni associati.
La partenza operativa fu incerta perché da subito – i primi introiti per sovracanoni si verificarono nel 1958, vi fu un periodo di incertezza sull’assegnazione dei fondi in quanto le società elettriche presentarono diversi ricorsi contro la legge istitutiva dei bacini imbriferi e l’imposizione dei sovracanoni.
Anche questa vicenda fu una vera e propria battaglia sviluppatasi a livello nazionale e la cui vittoria finale, in favore di tutti i Comuni, va ascritta ancora una volta a Francesco Fabbri.
L’attività amministrativa del Consorzio si consolida nel 1958 ed assume la prerogativa di sostegno ai Comuni. Venivano approvati dei programmi di investimenti annuali ed i fondi venivano versati ai Comuni beneficiari per opere pubbliche quali strade, opere igienico-sanitarie, scuole,illuminazione pubblica, etc.
Nel 1960 venne costituito il fondo “rotazione prestiti, a favore dei Comuni consorziati, il cui impianto è ancora oggi operante.
Fino al 1969 in pratica il Consorzio aveva orientato la sua attività in due direzioni: gli interventi diretti ed i mutui, il tutto sempre finalizzato ad opere pubbliche di interesse collettivo.
Si può dire che in questo primo periodo di avvio le attività sono state rispettose delle finalità stabilite dallo statuto ed i programmi di intervento finalizzati all’esclusivo beneficio di tutta la comunità.
Verso la fine del 1969, l’on. Fabbri, con grande intuizione, si fece promotore dell’operazione di dotare il territorio del Consorzio della metanizzazione per uso domestico ed industriale.
Aveva sfruttato l’iniziativa della SNAM del Gruppo ENI che si era impegnata di portare il gas metano a Belluno e Longarone, entro il 31 dicembre 1971, e che vedeva molti Comuni del Consorzio, posti lungo la sponda del fiume Piave interessati al percorso dei manufatti del metanodotto, per ottenere dalla SNAM stessa l’interesse a collegare i centri lungo la dorsale Salgareda-Belluno.
Venne ipotizzato un programma di metanizzazione che prevedeva fasi diverse di realizzazione con quattro linee di sviluppo : metanodotto Salgareda Belluno; metanodotto Follina-Valdobbiadene, metanodotto Treviso- Montebelluna e metanodotto Bassano-Crespano- Cornuda.
Dai programmi alla realizzazione con una apertura anche ai Comuni non associati che venivano a trovarsi interessati per il passaggio della dorsale della SNAM; un fatto questo strategico per lo sviluppo del Consorzio. Il primo Comune metanizzato fu infatti Monastier –più vicino al metanodotto SNAM- che però non era consorziato.
I Comuni sia che fossero associati , sia quelli esterni, aderenti tramite convenzione, fin dall’origine non hanno dovuto sostenere alcun onere, in quanto la costruzione degli impianti di distribuzione sono stati sostenuti dal Consorzio con i proventi derivanti dai sovracanoni, impegnati per 10 anni consecutivi, in quanto dalla programmazione emergeva che dopo il decimo anno i ricavi e gli utili di gestione avrebbero permesso il finanziamento della gestione e dell’incremento degli impianti.
Questa situazione che non vedeva il Comune impegnare le proprie casse, per la verità senza disponibilità, portò Fabbri a convincere gli amministratori dei Comuni a dare il loro assenso
Lo sviluppo fu celere e già alla fine del 1973 erano costruiti e in funzione gli impianti di distribuzione in 12 Comuni con una spesa di oltre 4 miliardi di lire.Nel 1976 i Comuni metanizzati erano 26 e di questi 10 non appartenevano ai consorziati.
Nel 1977 la SNAM bloccò lo sviluppo del Consorzio per la impossibilità di ampliare le forniture di gas per mancanza di materia prima.
Nonostante questa difficoltà il Consorzio continuò i lavori concentrando i propri sforzi verso 12 località di altrettanti Comuni.
In questo periodo –il sen. Fabbri risultava ammalato ed il 20 gennaio 1977 cessò di vivere. Fu una grande perdita per il Consorzio, per il Quartier del Piave, per la provincia di Treviso, per la Regione Veneto, per la Nazione (alla data della morte rivestiva la carica di Ministro della Marina Mercantile).
Dopo un periodo di transizione guidato dal comm. Gionco, nel 1978 veniva eletto Presidente del Consorzio l’on. Marino Corder. L’opera di espansione prendeva una accelerazione notevole se si pensa che ai 16 Comuni esterni al Consorzio, convenzionati al 1977, si aggiunsero altri 42 Comuni e di questi 10 fuori Provincia.
La gestione imprenditoriale del servizio del gas che imponeva modi e sistemi privatistici mal si conciliava con la conduzione pubblicistica del Consorzio, legata a vincoli e norme restrittive, in particolar modo per il personale, ancorato al contratto di lavoro degli enti locali. L’on. Corder di fronte a questa situazione , prima pensando di ricorrere alla municipalizzazione del servizio in forma consortile, non realizzata perché i vari decreti Stammati dell’epoca sulla finanza pubblica, vietavano la nascita di nuove aziende, superò nel 1981 l’ostacolo con l’istituzione della Società di Gestione Servizi Comunali Srl, partecipata dal Consorzio e per minime quote da alcuni Comuni. Con un contratto di appalto furono attribuite alcune funzioni di gestione alla Società e furono trasferiti tutti i dipendenti, tranne il Segretario.
La gestione privatistica della Società riuscì a dare quelle risposte operative che il Consorzio tra i vincoli della Legge Comunale e Provinciale non riusciva a garantire.
La consistenza dell’attività e lo sviluppo aziendale portò Corder a programmare e realizzare la nuova sede operativa del BIM in Pieve di Soligo. Sarà inaugurata nel 1984 dall’on. Oscar Luigi Scalfaro, allora Ministro degli Interni.
Le utenze, man mano che il programma di metanizzazione veniva attuato, crescevano di anno in anno, particolarmente nell’uso domestico del gas, perché le grosse utenze industriali risultavano servite direttamente dalla SNAM.
La metanizzazione come iniziativa rispondeva in pieno ai principi della legge n.959/1953 che voleva i sovracanoni impiegati per il progresso economico e sociale.
I Comuni beneficiari erano infatti tutti decentrati nonché di medie e piccole dimensioni e autonomamente con difficoltà sarebbero riusciti ad ottenere il servizio.
L’opera del BIM, benché principalmente incentrata sulla metanizzazione, riusciva anche a fornire un servizio completamente a favore dei Comuni consorziati: la concessione di prestiti per la realizzazione di opere pubbliche, purchè rientranti fra quelle previste dallo statuto consorziale.
Il tasso sempre favorevole rispetto al mercato contribuiva al ricorso sistematico al fondo di rotazione da parte dei Comuni.
Mentre l’attività del Consorzio si era consolidata e la costruzione degli impianti raggiungeva i territori di tutti i Comuni consorziati e convenzionati, l’on. Corder colpito da una malattia protrattasi nel tempo, il 15 febbraio 1988 si spense.
Vi fu un nuovo periodo di transizione guidato dal Vice Presidente comm. Carraro e nel 1989 veniva chiamata alla Presidenza Teresa FABBRI, sorella di Francesco.
Sempre nel 1989, per raggiunti limiti di età, veniva posto in quiescenza il Segretario Luigi Toniolo – una figura importante per il consorzio, dotato di spiccate doti manageriali, che riuscì ad imprimere nel corso degli anni una organizzazione ed operatività capaci di tradurre in interventi e realizzazioni gli indirizzi e le scelte degli Amministratori.
A Toniolo, dopo un breve periodo di supplenza del Segretario di Valdobbiadene Alvino, succedeva l’attuale Segretario Orazio Scardellato.
Le elezione del 1990 portarono alla Presidenza il dr. Mario Caramel, imprimendo una ventata di gioventù con una forte impronta di professionalità ed apertura alle nuove e mutate esigenze dei Comuni in termini di servizi, con un coinvolgimento globale di tutte le forze politiche presenti, superando appartenenze partitiche e schieramenti spesso preconcetti.
Fu rinnovato anche il Consiglio di Amministrazione della Società di Gestione, chiamando a Presidente, in sostituzione dell’avv, Schileo l’ing. Roberto Tonellato.
Il Presidente Caramel si trovò subito di fronte la nuova legge sulle autonomie locali (142 del 1990), che sui servizi locali introduceva alcune innovazioni, ed iniziò una rivisitazione dello statuto consorziale, cercando di introdurre strumenti operativi che recuperassero le funzioni che l’attività imprenditoriale del Consorzio non potè assumere a suo tempo in presenza del blocco delle nuove Aziende Speciali.
Il dr. Caramel affrontò proprio questa rivisitazione ed introdusse nel nuovo statuto:
• La modifica della rappresentanza dei Comuni nel Consorzio, portando a componenti dell’Assemblea direttamente i Sindaci o loro delegati, superando così la precedente presenza nella stessa di rappresentanti dei Consigli Comunali;
• La riorganizzazione delle funzioni del Consorzio in relazione a quella, venuta meno, di sussidiarietà della Società di gestione;
• La normativa dell’impresa di gestione di servizi pubblici locali.
La complessità e non facile identificazione sul piano giuridico dei Consorzi BIM, portò il Co.Re.Co. a stralciare quest’ultima parte modificata dello Statuto che introduceva soprattutto nella gestione del personale la normativa delle imprese di gestione dei servizi pubblici locali.
Sfiduciato ed amareggiato per questa decisone del Co.Re.Co., pur avendo tracciato la strada da percorrere e stabilito i ruoli del Consorzio e della Società, il dr. Caramel diede le dimissioni da Presidente.
Il successivo ricorso al TAR e la sua decisione intesa a non riconoscere al BIM di essere soggetto di servizi pubblici locali, rischiava di mettere veramente in crisi il molto lavoro già fatto nel tempo ed i servizi già in atto in diversi campi che per i Comuni consorziati e convenzionati e per quelli esterni alla sua zona, quali, oltre il gas, il servizio calore, il progetto tributi correlato alla cartografia, la bollettazione acquedotti, etc.; tutti servizi effettivi improntati a tecnologie avanzate ed a costi contenuti e vantaggiosi per i Comuni stessi.
A Caramel succedette Renato Mattiuzzo, una Presidenza caratterizzata dal grande cambiamento per esigenze giuridiche e che portò allo scorporo dei servizi imprenditoriali, metanizzazione e fornitura calore, dal Consorzio al nuovo Ente –Azienda Speciale Consorziale del Piave.
I Consigli comunali dei 34 Comuni consorziati sono stati chiamati ad approvare lo schema di convenzione e lo Statuto per costituire la nuova Azienda che supplisce la gestione delle attività di natura economica imprenditoriale che di fatto erano da sempre svolte dal Consorzio.
E’ stata una scelta obbligata in presenza di limitati termini temporali di intervento per poter beneficiare delle agevolazioni fiscali previste da una normativa che fissava il termine ultimo nel 30 giugno 1996.
L’Assemblea consorziale aveva approfondito con un acceso dibattito la soluzione sul tipo di forma giuridica da scegliere; la soluzione è stata quella dell’Azienda Speciale Consorziale, affrontando anche la forma della SPA, ritenuta non percorribile in quella fase, ma non preclusa in futuro.
Alla nuova Azienda furono riversate risorse e proventi attraverso una operazione giuridico-economica in presenza della coincidenza degli stessi soggetti in ambedue le realtà consorziali.
Il primo periodo amministrativo vedeva, infatti, gli stessi membri sia nel Consiglio direttivo del Consorzio che nel Consiglio di Amministrazione dell’Azienda.
La soluzione intrapresa, oltre che risolvere il problema giuridico, ha attraverso l’operazione di scorporo, salvaguardati i diritti di ciascun Comune ed ha garantito i diritti acquisiti del personale della Società di Gestione Servizi Comunali.
La fotografia tecnico- economica e giuridica del BIM al giugno 1996, immediatamente prima della cessione di tutte le attività imprenditoriali all’Azienda Speciale, riscontrava:
• 92 Comuni metanizzati: 82 Comuni in Provincia di Treviso, 4 in Provincia di Venezia, 3 in Provincia di Belluno e 3 in Provincia di Pordenone, ben oltre perciò l’ambito dei 34 Comuni consorziati;
• oltre 105.000 utenti serviti;
• 308 milioni di metri cubi anno di gas erogati;
• 112 dipendenti;
• quasi 230.000 ettari di territorio raggiunto dalle reti;
• 3.000 kilometri di condotte interrate;
• una popolazione servita di circa 550.000 abitanti.
La costituzione della nuova Azienda, avvenuta con atto del notaio Imparato di Asolo in data 28 giugno 1996, segnava l’arrivo di una tappa importante: 40 anni del Consorzio e 25 anni di metanizzazione. Una tappa che metteva in risalto un aspetto del passato e cioè il grande intuito di associare i Comuni e di individuare nel servizio di distribuzione e gestione del gas metano un importante fatto di sviluppo sociale ed economico per tutti i Comuni interessati.
La manifestazione dei 40 anni di attività e 25 di metanizzazione fu celebrata a Treviso nella sala Marton della Provincia il 31 ottobre 1997.
Una attenta valutazione va fatta a questo punto. La nuova Azienda, per scelta voluta, riparte rafforzata sul piano giuridico con una grande apertura sul cammino futuro, perché statutariamente prevede, accanto ai 34 Comuni associati, l’ingresso successivo dei tanti Comuni convenzionati.
Con una operazione tecnico-economico- giuridica di grande impegno è stato promosso e concretizzato il coinvolgimento di tutti i Comuni convenzionati per l’ingresso nell’Azienda speciale, attribuendo ad ognuno la quota di partecipazione quantificata in base al valore degli impianti esistenti su ogni singolo territorio, valorizzato ed attualizzato in relazione al periodo di convenzione ancora vigente.
Con diversi atti integrativi a quello di costituzione fra il 1998 ed il 1999, tutti i 58 Comuni convenzionati si sono aggiunti ai 34 originari.
L’operazione ebbe esito favorevole anche perché fu gratuita per tutti i Comuni.
Nel 2000 le strade del Consorzio e dell’Azienda Speciale si differenziano con Consigli di Amministrazione autonomi.
L’Azienda costituita dai 92 Sindaci o delegati dei Comuni soci, portò alla Presidenza il dr. Gildo Salton, che iniziò una operazione di allargamento territoriale con l’acquisizione di tante Società del gas: Val d’Astico gas Spa e Veneta Gestione Servizi Pubblici Spa,con operatività nei Comuni di Vicenza, Padova e Treviso; Norditalia gas Spa che comprendeva Comuni del Pordenonese e del Veneziano; Tecnometan SPA che interessava Comuni del Padovano; Ergas srl in territorio di Rovigo; Gestione Servizi Pubblici Spa che interessava Comuni delle Province di Varese, Piacenza,Como e Milano; Metanotezze Srl con operatività in Provincia di Treviso, Vicenza e Padova e che trasformò l’Azienda Speciale Consorziale in ASCOPIAVE Spa – atto del notaio Imparato in data 27.12.2001.
Nella trasformazione in Spa risulta acquisito anche il Comune di Castelfranco Veneto che diventa socio.
La storia recente di ASCOPIAVE, meglio del Gruppo ASCOPIAVE ed il suo processo di crescita meriterebbero ulteriori approfondimenti, ma invaderemo spazi e campi che ci legano come “madre” di un patrimonio genetico accumulato negli anni, ma che ha un suo ambito ben distinto ed autonomo.
Il Consorzio relegato alle attività istituzionali previste nello Statuto, portò alla Presidenza l’ eclettico Giorgio Bin fino al 2004 e successivamente alla Presidenza di Narciso Vardanega.
Alla sempre presente gestione del fondo di rotazione per soddisfare le esigenze nel campo delle opere pubbliche dei Comuni, l’attività del Consorzio si era indirizzata da tempo nel campo culturale:
• il concorso “Uomo,energia e ambiente” dedicato alla memoria di Francesco Fabbri, nato come prima edizione nel 1994-1995 – ha negli anni registrato un grande interesse di studenti e di scuole (elementari e medie) con lavori di alta qualità, ricchi di documentazione e originali nella composizione. Siamo giunti alla 13° edizione ed il Consorzio proseguirà in questo impegno. La regia del concorso è curata dall’origine dal prof. Danilo Gasparini e che annualmente dà nuovo impulso alle varie tematiche con suggerimenti e spunti tali da creare interesse per riflessioni su inestimabili patrimoni essenziali alla qualità della nostra vita. Annualmente partecipano più di trecento alunni.
• Il progetto biblioteche trevigiane realizzato con la Provincia di Treviso che ha permesso l’informatizzazione del sistema bibliotecario provinciale e l’istituzione di un unico catalogo provinciale che messo in rete permette all’utente di conoscere la dotazione libraria di ogni biblioteca e di fare eventuali richieste di prestiti. L’impegno in questo campo è annuo per lo sviluppo del sistema.
• Fondazione Francesco Fabbri – il Consorzio nel 2003 si è fatto promotore assieme alle sorelle della costituzione della Fondazione, per ricordare e onorare Francesco, fondatore e primo Presidente del Consorzio,e tramandarne l‘alta testimonianza di uomo politico ed il suo grande costante impegno per lo sviluppo sociale, economico e culturale della collettività nazionale. Dopo la quota di partecipazione iniziale, annualmente viene dato un supporto finanziario alla Fondazione.
• Inofmatizzazione delle Scuole dei Comuni consorziati: Nel 2002 fu realizzata l’iniziativa della realizzazione di 34 laboratori informatici e linguistici in 34 Scuole elementari dei Comuni Consorziati con una spesa di circa 400milioni di vecchie lire. E’ nota la carenza di fondi e di mezzi delle scuole dei nostri Comuni. E’ stata una esperienza ben riuscita che ha permesso concretamente di creare un sostegno didattico scolastico ben gradito dal mondo della scuola.
• Web in classe –sulla scia del progetto di informatizzazione, nel corso del 2005 il Consorzio – dopo una indagine predisposta in collaborazione con le Scuole – ha definito i dettagli del progetto “WEB in Classe” che prevede di assicurare , nelle scuole elementari e medie (106 plessi scolastici) dei 34 Comuni consorziati, un servizio di rete di collegamento ad Internet, completa degli strumenti di navigazione sicura e di posta elettronica per ogni plesso scolastico, a servizio anche delle esigenze di carattere amministrativo.
In pratica si tratta della realizzazione di una rete telematica con precise peculiarità: sicurezza di utilizzo a livello di contenuti Web e di gestione delle stazioni; standard tecnologico di funzionamento nativo in WEB (navigazione, posta elettronica) in forma centralizzata; gestione centralizzata del servizio in un sistema “Data Center” , per l’ottimizzazione delle attività e la riduzione dei costi; beneficio per le scuole per il progressivo azzeramento delle attività di installazione e manutenzione – e relativi costi per le scuole – sui sistemi periferici con l’adozione di stazioni diskless; garanzia per tutti i Comuni di un servizio base di collegamento, a partire da quelli con situazioni “più sfortunate” relativamente alla banda larga (ISDN), con l’adozione di uno strumento di ottimizzazione delle prestazioni di collegamento; adozione di un piano degli interventi con la priorità di servizio per le scuole medie, suddiviso in due lotti principali; previsione delle garanzie di manutenzione, per tutte le sedi ed i dispositivi. Modularità della soluzione per i canali di comunicazione. La rete di collegamento prevede vari canali di comunicazione: fibra ottica, ADSL, HDSL e anche IDSN e ne potrà includere ulteriori e nuovi in ragione della loro disponibilità e convenienza economica: il mercato in questo settore è in continuo movimento (WIFI, ad esempio).
La definizione dei vari contenuti tecnologici del progetto è stata effettuata con il ricorso ad una concertazione con due primari soggetti: ASCOTLC per tutta la parte dei servizi centralizzati in “data center”, collegamento primario via Internet e collegamento in fibra ottica di alcune scuole ; TELECOM ITALIA per la realizzazione di un’infrastruttura generale che potesse garantire la massima sicurezza – standard MPLSS – e la gestione dei vari canali disponibili.
La realizzazione del progetto viene affrontata con due lotti:
- il primo che prevede l’intervento in 62 plessi scolastici (28 scuole medie e 34 scuole elementari), già in fase di ultimazione;
- il secondo che prevede l’intervento nei rimanenti 44 plessi elementari e che partirà in coda al primo ( si prevede verso novembre prossimo).
Il costo dei due lotti si aggira per l’investimento in circa € 300.000,00, mentre per l’abbonamento e manutenzione il costo annuo sarà definito in base alle varie situazioni di collegamento.
Il Consorzio, consapevole del ruolo che ha sempre profuso per la cultura ed in particolare per il mondo della scuole, sta facendo un sforzo economico notevole.
• Il nuovo impegno nella produzione di energia fotovoltaica e nel campo delle energie rinnovabili. Il Consorzio, nella scia della sua evoluzione storica nel campo dei servizi ai Comuni, ha da qualche anno, intrapreso l’iniziativa di sviluppare, assieme ad un partner tecnico, una tecnologia ed una soluzione che partendo dalla tettoia di ricovero di autoveicoli nei parcheggi di proprietà dei Comuni, consente di realizzare un dispositivo integrato e ingegnerizzato su basi assolutamente standard di facile collocazione presso qualunque area messa a disposizione dai Comuni per la produzione di energia elettrica mediante conversione fotovoltaica dalla fonte solare. I primi prototipi sono stati realizzati in Pederobba, e Spresiano,
La sperimentazione della costruzione di un micogeneratore come una unità produttiva autonoma e svincolata dalle condizioni di installazione è stata la base della realizzazione del progetto “Elianto 1923” ed è la sfida verso una nuova tecnologia fotovoltaica per contribuire alla riduzione dell’inquinamento ambientale. Il risparmio nella produzione di gas ad effetto serra costituito dal sistema “Elianto” è ben sintetizzato dal suo nome “Elianto 1923” laddove il numero non indica una data, ma il numero di alberi che sarebbe necessario avere per assorbire l’anidride carbonica sviluppata da un sistema di uguale produttività energetica basato su combustibili fossili. Tale caratteristica è ovviamente comune a tutti i sistemi fotovolatici, ma la grande compattezza offerta dal sistema ad inseguimento “Elianto” rende visivamente facile il paragone tra le dimensioni di una piccola foresta di 1.920 alberi e i 160 mq. occupati da un sistema del genere.
Il Consorzio in questa iniziativa ha assunto la veste di promotore di produzione di energia rinnovabile con l’intenzione di generare una opportunità anche economica di sviluppo del proprio territorio in relazione al risparmio energetico tradizionale ed allo sfruttamento di risorse naturali con tecnologie innovative e con una gestione organizzata attraverso la neonata società controllata BIM PIAVE nuove energie srl. Si ripete in piccolo l’iniziativa della metanizzazione.
Sia gli impianti di Pederobba e Spresiano che quelli in corso di realizzazione nei Comuni di San Biagio di Callalta, Breda di Piave, Maserada sul Piave, Santa Lucia di Piave, Pieve di Soligo, Sernaglia della Battaglia e Giavera del Montello, godono dell’incentivazione della produzione di energia elettrica mediante conversione fotovoltaica della fonte solare ovvero il “conto energia”
L’iniziativa è seguita dall’ENEA in base ad una convenzione di collaborazione.
L’attività economica svolta dalla nuova Società è permessa dall’impiego di una parte dei sovracanoni che costituisce il volano per introdursi nel campo delle energie rinnovabili. I programmi della nuova Società sono ambiziosi in relazione alle tante opportunità che il mercato offre e rispondono in concreto alla lotta all’inquinamento atmosferico ed al contenimento dei consumi energetici, sia con iniziative legate all’utilizzo delle fonti rinnovabili e di soluzioni come la cogenerazione ed il teleriscaldamento.
Ci auguriamo che il prossimo anniversario del Consorzio possa attestare che questa iniziativa si è sviluppata e consolidata mutuando l’esperienza del metano.
- I rapporti con Federbim: Il sen. Fabbri – dopo aver lavorato all’interno dell’UNCEM – verso la fine degli anni 50- per la definizione dei sovracanoni fu nel 1962 uno dei promotori e fondatori della volontaria costituzione della Federazione dei Consorzi B.I.M., oggi presieduta dal dr. Mensi.
Negli ultimi anni la Federazione ha avuto un radicale rinnovo di uomini ed idee e abbiamo seguito con attenzione l’attività promossa, partecipando direttamente all’attività associativa con nostri rappresentanti. E’ importante essere partecipi delle proposte e tematiche in discussione e far si che gli interessi dei Consorzi si sommino e le forze si moltiplichino, per un giusto ideale e per rivendicare diritti e risorse da valorizzare. La consapevolezza della significativa rappresentanza territoriale che i Consorzi BIM hanno sempre assunto e gli specifici interessi delle Comunità locali, vanno sempre ribaditi, curati e tutelati.

In conclusione di questa rassegna storica della vita del Consorzio non si può non ritornare sul grande merito di Francesco Fabbri che ideò ed avviò la realtà che oggi noi abbiamo ereditato, nelle sue evoluzioni di ammodernamento, ampliamento e miglioramento dei servizi, sia un atto doveroso ed una attenzione che va sempre testimoniata e che non va mai dimenticata.
Con Lui vanno ricordati la perseveranza ed il senso di responsabilità di tanti Presidenti ed amministratori, quelli che ci hanno lasciato e quelli che oggi sono qui presenti, che si sono succeduti nell’amministrazione del Consorzio e della Società di Gestione e la laboriosità, la professionalità ed efficienza di tante risorse umane – direttori, dirigenti, impiegati e tecnici – impegnate in una attività che via, via ha portato alla realtà che oggi abbiamo passato in rassegna e che costituisce grande rilievo sia a livello provinciale che regionale e che ha impresso un consolidamento dello sviluppo economico e sociale delle nostre zone in una prerogativa di base: la solidarietà fra Comuni.

 
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