Nato a Pieve di Soligo,
il 15 agosto del 1921, Francesco Fabbri, non si stacca
mai dalla sua terra e dalla sua gente. Studia al Collegio
Balbi Valier di Pieve di Soligo e consegue il diploma
magistrale, poi la maturità classica e si iscrive
alla facoltà di Scienze Naturali dell'Università
di Padova.
La guerra lo coglie ventenne durante il servizio militare
e, come ufficiale di Artiglieria, combatte sui fronti
iugoslavo e greco. |
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Dopo 1'8 settembre 1943, avendo rifiutato l'adesione alla Repubblica
di Salò, viene trasferito nel lager tedesco
di Bergen-Belzen dove rimane prigioniero per quasi
due anni e da dove ritorna debilitato nel fisico ma
non nel morale Nel frattempo, nel 1944, muore il padre
Enrico e al suo rientro in Italia alla fine del conflitto
si trova la responsabilità della famiglia.
Riprende gli studi universitari per
il suo grande desiderio di conoscenza e di formazione
e si laurea in Scienze Agrarie all'Universita di Bologna.
Si dedica all'insegnamento dapprima nelle scuole di
avviamento agrario di Pieve di Soligo, poi docente
all'Istituto Tecnico Agrario di Conegliano. In seguito
assume l'incarico di Direttore Didattico del Circolo
di Cison di Valmarino.
La sua fecondissima attività,
amministrativa prima che politica, inizia nel 1948
quando diviene consigliere comunale di Pieve di Soligo.
Nominato assessore, assume poi l'incarico di Sindaco
(1953-1960) e sempre si distingue per il rapporto
con la gente e la concretezza delle sue azioni.
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Diventa membro della
Giunta Provinciale amministrativa di Treviso: assessore
ai Lavori Pubblici attua il piano di sistemazione
delle strade provinciali, riuscendo a porre Treviso
al primo posto fra le province italiane per la tempestività
di attuazione delle opere. Particolarmente versato
in problemi amministrativi ed economici, dirige il
Comitato per lo studio e l'elaborazione del piano
organico di sviluppo della Provincia e nel 1960 ne
diviene vicepresidente.
Mentre svolge una intensa azione
politica, Francesco Fabbri è anche uno dei
più attivi promotori delle principali iniziative
economico-sociali della provincia. É Presidente
della Federazione Provinciale dell'Unione Regionale
delle Cooperative, fondatore, presidente, sindaco
di federazioni e asociazioni varie.
Nominato consigliere provinciale,
poi nazionale, dell'Unione Comuni Montani (Uncem),
nel 1957 è fondatore e primo Presidente del
Consorzio Bim Piave di Treviso, che Fabbri provvede
ad avviare, tutelandone le garanzie previste dalla
legge, e a rendere operativo con numerosi progetti
di interesse pubblico realizzando importanti opere.
Al Consorzio Bim Piave dedica 20 anni di particolari
attenzioni e di profondo impegno. Ma un rilevante
segno di lungimiranza politico-economica e sociale
e l'importante progetto che, a partire dal 1970, il
Presidente On. Fabbri, con geniale intuizione e alte
capacità operative, riesce a realizzare superando
notevoli difficolta: la metanizzazione dei territori
dei comuni consorziati e convenzionati che svolgera
un ruolo fondamentale nella storia dello sviluppo
di un vasto territorio della provincia.
Nel 1963 viene eletto deputato alla Camera nella Circoscrizione
Venezia-Treviso e riconfermato con grande suffragio
nel 1968 e nel 1972. Ricopre numerosi incarichi parlamentari:
diviene vicepresidente della Commissione Bilancio
e Programmazione economica, relatore per la parte
finanziaria di tutti i piu importanti disegni di legge
(500) e relatore generale del Bilancio dello
Stato per gli anni 1966-1967. Viene nominato vicepresidente
del gruppo parlamentare Dc con funzioni di vicario
e responsabile dell'ufficio legislativo dello stesso
gruppo.Nel 1972 e Sottosegretario di Stato al Tesoro
nel governo Andreotti, incarico che mantiene nei successivi
governi Rumor e Moro. É il periodo più
fervido di attività in campo nazionale e il
suo interessamento e la sua presenza rappresentano
una garanzia reale di intervento. É apprezzato
in Italia, anche dai rappresentanti politici estranei
al suo partito, e all'estero per la sua competenza
e preparazione in materia economica e finanziaria.
Gli viene affidata la Presidenza del Comitato Pareri
e del Comitato di indagine sulla spesa e contabilità
pubblica. Presiede e guida varie missioni politiche
ed economiche all'estero, negli Stati Uniti, in Israele
ed in vari stati asiatici. Tutto questo senza dimenticare
il suo paese, il Quartier del Piave, la Provincia
di Treviso, la Regione Veneto. Casa Fabbri diventa
un punto di riferimento preciso e lui dispensa la
sua competenza, la sua dedizione al servizio in favore
della collettività.
Nelle elezioni politiche del 1976
viene eletto Senatore della Repubblica e il 21 luglio
assume l'incarico di Ministro della Marina Mercantile,
ruolo che inizia subito a svolgere con grande disponibilità
ed autorevolezza tanto da raccogliere attestati e
simpatie fra i colleghi parlamentari.
Verso la fine di novembre del 1976 avverte i primi
sintomi di un male che lo costringe ad un ricovero
ospedaliero e poi ad un intervento che non dà
gli esiti sperati. Nonostante tutto dalla sua casa
di Solighetto continua a coordinare l'attività
del suo ministero. Ma il male non gli offre tregua
e il 20 gennaio 1977 Francesco Fabbri cessa di vivere.
Il comune di Pieve di Soligo proclama il lutto cittadino,
migliaia di persone si recano a rendere omaggio alla
sua salma composta nella camera ardente allestita
inizialmente nella chiesetta dell'ospedale e successivamente
nel municipio di Pieve di Soligo.
I funerali si svolsero il 22 gennaio alla presenza
di oltre 10 mila persone, tra cui le più importanti
personalità nazionali politiche, istituzionali,
militari e civili. Significative le parole del celebrante,
il Vescovo di Vittorio Veneto Mons. Cunial: Un suo
pregio e stato il sincero senso democratico, la sua
fede nella libertà, alla ricerca ed alla conquista
dei valori umani, quelli che portano alla liberazione
degna dell'uomo. Sapeva distinguere tra libertà
e mistificazione, tra schiettezza e sofisma, tra il
bene e il male. La vita di Francesco Fabbri fu qualificata
dalla fede cattolica dove seppe trarre ispirazione
e forza per amare il prossimo.
A suo nome è intitolato il
Centro di Cultura di Solighetto (ex Villa Brandolini),
un centro studi a Conegliano, un Centro Sociale, diverse
strade comunali ed una provinciale, la sala convegni
del Consorzio Bim Piave in Pieve di Soligo dove si
trova un suo busto in bronzo, per ricordarne la figura
e l'opera.
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